CHIANG MAI, 22 gennaio 2007


Ci sono alcune cose di quel poco di Thailandia che ho visto, piccole cose, che temo di dimenticare un giorno e ho così deciso di annotarle.. sono quelle piccole immagini che si ripetono e che in qualche modo riempiono i vuoti, i buchi tra un pensiero e l'altro mentre si cammina per strada..

Prima fra tutte, la miriade di piccoli cani e di gatti che popolano le strade, i giardini dei templi e delle case, decine e decine, tutti di razze non definite, tutti un po' simili tra l'oro, senza un'identità', in un certo senso rispecchiano l'immagine che noi occidentali possiamo avere dei popoli asiatici, che avendo tutti colori e caratteristiche molto simili guardandoli in una folla non è semplice distinguerne l'individualità'..

e così questo popolo di piccoli animali coesiste con le persone, ne accompagna le giornate, si stiracchia al sole, corre, gioca e si riposa, senza che la vita lo scomponga, senza pensare forse di avere un dovere.. solo rimanere lì, a riempire i vuoti..

Altra cosa che mi ha colpito è che nelle vecchie botteghe, per strada, nelle guest house, si vedono spesso oggetti antichi o anche solo vecchi, collezionati in anni di vita o forse in anni di sogni, come se la Thailandia avesse di sé una memoria molto antica e temesse in qualche modo di perderla, e così giorno dopo giorno, oggetto dopo oggetto, si stringe attorno il suo passato.
Questi posti diventano quasi un buco nel tempo, come il barbiere dove Matteo voleva farsi spuntare i capelli e ne è uscito completamente rasato e sbarbato, comprese orecchie, naso e occhi, oppure la guest house a Pitsanulok, o vecchie botteghe per strada nelle quali non si capisce bene cosa vendano, forse solo ricordi..
forse sono i ricordi di una Thailandia fiera di se stessa, prima che iniziasse il turismo del sesso e che in qualche modo vuole ricordare al mondo quanto di più possieda, lucidando i propri trofei, i propri sguardi e i propri sorrisi.. in attesa che arrivi il momento per mostrarli al mondo, quando finalmente avrà voglia di vederli.. i sorrisi.
Le ragazze thai, molte almeno, hanno l'apparecchio ai denti, forse anche loro si preparano a una nuova immagine per quando i riflettori saranno puntati sulla vecchia nuova Thailandia.

Le ragazze thai hanno quasi tutte un corpo sottile, senza curve, bellissimi capelli neri e lucenti, indossano la minigonna e se sui motorini siedono dietro tengono le gambe dallo stesso lato, come forse facevano le nostre nonne quando andavano sulle lambrette dei loro fidanzati; e le vedi passare, appoggiate come bamboline, con i piedi ciondoloni stretti dentro alle scarpette tipo ballerina di quando eravamo piccoli noi, non si tengono, e quando il motorino frena si spostano di poco, i capelli nemmeno si muovono, perfette, composte, delicate, pallide. Molte donne camminano con il parasole, mai visto niente di più assurdo e aggraziato nel contempo.
Questa Thailandia sta davvero cambiando faccia, o meglio, riesce finalmente a mostrare quanto di più bello abbia, la sua natura rigogliosa, le sue tradizioni, i suoi animali, e così anche il nuovo popolo di turisti è arrivato, quasi come una razza di nuovi eletti, belli, alti, biondi e forti, uomini e donne, tutti così perfettamente trasandati da sembrare appena usciti da una rivista per sport estremi, dove per avere quell'immagine selvaggia i modelli stanno al trucco per ore.

Qualche sera fa ho seguito un corso di cucina thai, gli unici due studenti eravamo io e un ragazzo israeliano, uno chef che studia psicologia, e così i discorsi si sono sciolti e mescolati tra la valutazione della psiche umana e dei vari tipi di zenzero, una sorta di cucina zen insomma, e qui è normale così. La scuola era praticamente in mezzo alla giungla, con animali e insetti di ogni tipo e non era facile stabilire chi alla fine avrebbe mangiato chi, e qui è normale così.


La nostra insegnante, una bellissima ragazza thai, ci ha spiegato le varie ricette e le incomprensibili (per me) spezie in un perfetto inglese, ci ha detto che vorrebbe andare all'estero ma che quando una bella ragazza thai cerca lavoro fuori si aspettano che possa fare un lavoro solo, non è il caso che stia a spiegare quale.. e purtroppo qui e fuori è normale così.

Già da una settimana sto facendo il corso di massaggio thailandese tradizionale (di cui potrete godere al mio ritorno), classe numerosa, più di 20 anime da tutto il mondo, quasi tutti venuti da soli e quindi molto naturalmente siamo diventati una famiglia. oDpo la scuola si esce in 3 o 4 e poi per le strade o nei bar, magicamente ci incontriamo tutti, e come nel pifferaio magico, come gocce di mercurio in uno scivolo, ci riuniamo per giocare di sera nel bar sul tetto, come giochiamo di giorno in classe. Seduti sui tappeti, con piedi ed anime nudi, a raccontarsi in tutte le lingue del mondo quello che a volte a casa non riuscivi nemmeno a spiegare con la tua. 


Mi torna spesso in mente Londra, dieci anni fa, quando studentessa come di nuovo ora, era normale tradurre qualunque lingua tanto si era ormai abituati a decifrare ogni singola piega del viso, ogni espressione degli occhi, ogni gioco di mani.. forse per questo ci si capisce così bene.. 

Sono andata a trovare una vecchia signora, un'insegnate di massaggi thai anche lei, una nonna, non parlava una parola di inglese, mi ha solo stretto le mani, mi ha mostrato il libro dei suoi ex studenti con le foto e le dediche, un po' tutti figli suoi e non sono servite parole. E' proprio vero che quando non ci si capisce è perché non si vuol capire, tante parole spesso confondono invece di spiegare, stringere una mano con il cuore, sorridere, questo mi ha insegnato in un secondo, quanto è facile spiegarsi.
Sunday market, Chiang mai, Thailand
Nei week end chiudono molte strade per fare un enorme mercato, mai visto un posto più colorato e più vivo, profumi di spezie e di fritto, luci che sembrano addobbi di natale, venditori di ogni tipo, musicanti e ballerini di danze tradizionali, tutti lì in mezzo alla strada, in mezzo alla vita e del resto dove dovrebbero stare?
C'era un gruppetto, una piccola orchestra di piccoli musicisti, bambini, il più piccolo avrà avuto 4 anni, il più grande una decina, suonavano e cantavano, e come fai a non dargli nulla, meglio saperli lì che a fare altro del resto ( e anche qui non servono spiegazioni purtroppo).
Metto nel cappello a terra 20 baht, pochi centesimi niente di più e di fianco al cappello c'è girato di spalle, accucciato basso basso, un bimbo che vedendo la mia mano infilare qualcosa nel cappello si gira e mi sorride, non un bambino dell'orchestra, un bimbo thai del pubblico. Che cuore stretto, per 20 baht ho ricevuto il sorriso più bello e doloroso del mondo, la bocca una luna lunga lunga, gli occhi due fessure luminose, l'espressione birichina.. può un sorriso del genere valere solo 20 baht? ...

... e così ti rendi conto, forse qui ancora più che in altri luoghi, che per ogni cosa c'è un prezzo, per ogni cosa tiri fuori soldi, solo che per alcune cose lo chiami costo.. per altre lo chiami valore..


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1 commento:

  1. speriamo solo di non occidentalizzare questa parte del mondo cosi' come abbiamo fatto per altre.........in questi posti, cosi' come descrivi tu, vi è una naturalezza dei cuori e dei sentimenti, ancora pura, magica, silente e allo stesso tempo cosi' penetrante da riempire i pensieri e mutarli per sempre.....cara georgia come capisco la tua anima da uccello migratore.....

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